Anche quest’anno, dal 18 al 21 maggio, saremo a Bologna per partecipare alla 20esima edizione di Exposanità. Per rendere l’attesa più piacevole, condividiamo con voi un caso clinico in cui è stata utilizzata l’endodiatermia, tecnologia che troverete in fiera in una versione di ultimissima generazione. Il nuovo modulo tecar andrà infatti ad arricchire Polyter Evo, il nostro fiore all’occhiello, il combinato modulare per la terapia domiciliare e sportiva.

Studio clinico

La distorsione può essere di I, II, III grado e rientra, insieme a fratture e lussazioni, nel gruppo di lesioni possibili alla caviglia. Tra gli atleti, la distorsione della caviglia è uno dei tipi di lesione più comune, anche se è un trauma frequente anche tra chi non pratica attività sportiva.

Sono stati trattati 13 pazienti con distorsione della caviglia di I e II grado, di cui 5 con distorsione di II grado e 8 con distorsione di I grado.

Per le distorsioni di I grado sono stati eseguiti 8 trattamenti, mentre per le distorsioni di grado II sono stati 12. Tutti i trattamenti sono stati suddivisi in 3 fasi, alle quali è stata associata un protocollo specifico.

1) Fase acuta, la prima seduta è stata eseguita entro 48 ore dal trauma e l’area dolorante è stata trattata in modo da aiutare il drenaggio linfatico locale e diminuire il dolore. Si è proceduto posizionando la piastra neutra sotto il polpaccio ed utilizzando l’elettrodo resistivo Ø 80 mm sulla pianta del piede, tenendo il manipolo sostanzialmente fermo e lavorando ad una potenza di circa il 20% / 30% per circa 10 minuti;

2) Fase sub-acuta, si è agito mantenendo la piastra neutra sotto il polpaccio ed utilizzando l’elettrodo capacitivo Ø 50 mm nella zona principalmente interessata della caviglia, tenendo il manipolo sostanzialmente fermo e lavorando ad una potenza di circa il 20% / 30% per circa 5 minuti.

I trattamenti sono stati eseguiti a giorni alterni. I parametri indicati hanno consentito un aumento del metabolismo locale, il riassorbimento dell’ematoma, un notevole effetto antalgico sui pazienti e favorito la cicatrizzazione dell’apparato capsulo legamentoso interessato.

3) Fase riabilitativa, sempre mantenendo la piastra neutra sotto il polpaccio ed utilizzando l’elettrodo capacitivo Ø 50 mm sulla pianta del piede tenendo il manipolo sostanzialmente fermo e lavorando ad una potenza di circa il 20% / 30% per circa 5 minuti.

I trattamenti sono stati eseguiti due volte a settimana. In questa fase si è voluto dapprima recuperare il ROM articolare per poi rinforzare prima attivamente, poi anche in contro resistenza l’articolazione.

Nella 5° seduta gli ultimi 5 minuti di trattamento sono stati eseguiti mobilizzando la caviglia passivamente in flesso estensione.

Nella 6° seduta gli ultimi 10 minuti di trattamento sono stati eseguiti mobilizzando la caviglia passivamente in tutti e quattro i movimenti.

Dalla 7° seduta in poi, a seconda della durata del ciclo terapeutico (8/12 sedute), gli ultimi 10 minuti di trattamento sono stati eseguiti mobilizzando la caviglia passivamente in tutti e quattro i movimenti, poi attivamente e, quando possibile, contro resistenza.

Conclusioni

I 13 pazienti hanno riscontrato con soddisfazione un netto miglioramento arrivando, al termine delle sedute, alla risoluzione della patologia nei tempi prefissati.