Le piaghe, o ulcere, da decubito sono lesioni della pelle e dei tessuti più profondi causate da una pressione protratta nel tempo, la quale riduce o, nei casi più gravi, interrompe l’afflusso sanguigno della zona colpita. Le persone maggiormente colpite da questa patologia, e anche quelle più a rischio, sono senz’altro i disabili in carrozzina e gli allettati i quali sono costretti a mantenere la medesima posizione costantemente. I primi sono più preposti a sviluppare tale problematica nella zona delle natiche, delle scapole e parte posteriore delle cosce, i secondi possono svilupparle a partire dalla nuca fino ai piedi (talloni e dita) in tutte le zone che sono in contatto con il letto in modo continuativo.

Le piaghe da decubito hanno solitamente una veloce progressione e spesso risultano di difficile guarigione. Il National Pressure Ulcer Advisory Panel le ha categorizzate secondo 4 stadi:

I stadio: La piaga da decubito si manifesta come zona contraddistinta da un rossore diffuso, che può prudere, far male oppure dare una sensazione di calore o gonfiore.

II stadio: Compaiono le lesioni cutanee sull’epidermide fino alla parte più profonda (il derma). La ferita è aperta e ha l’aspetto di una vescica o di un’abrasione.

III stadio: Quando l’ulcera da decubito ha raggiunto questo stadio, la lesione si è estesa ai tessuti sottocutanei, creando una ferita che si presenta come una cavità profonda.

IV stadio: È lo stadio più grave e avanzato. Si verifica una necrosi su vasta scala della pelle; anche i muscoli, la pelle e le strutture di supporto come i tendini e le articolazioni sono profondamente danneggiati.

La piaga al primo stadio risulta la più semplice da curare e, nella maggior parte dei casi, retrogredisce una volta eliminata la pressione sulla zona. Gli altri stadi risultano più problematici e, specie III e IV grado, devono essere trattati con profonda attenzione andando a ridurre la pressione nella zona affetta con appositi supporti e mantenendo una perfetta igiene (in casi incontinenza urinaria è necessario proteggere la lesione dalla contaminazione batterica con pellicole adesive apposite).

L’approccio terapeutico alle ulcere di ritardata guarigione rappresenta ancora una sfida nel panorama della medicina riabilitativa dove, accanto alla terapia conservativa e farmacologica, si è ormai affermato anche il laser ad alta potenza 1064 nm. Diversi studi hanno mostrato infatti come sia possibile, in tempistiche che vanno dalle 4 alle 8 settimane, ottenere una riduzione visibile della WSA (Wound Surface Area) fino alla completa guarigione, anche in casi di ulcere difficili.

Come?

Effetto cicatrizzante (fotochimico): Il laser (1064 nm) è in grado di stimolare l’attività mitocondriale favorendo la proliferazione e migrazione cellulare, la produzione di collagene (proteine ed RNA) e il passaggio da ADP a ATP. Agisce quindi a livello mitocondriale innescando i meccanismi di riparazione cellulare.

Effetto antiedemigeno (fotomeccanico): Il fascio laser esercita un micromassaggio che concorre a riattivare il microcircolo ed il drenaggio linfatico. È favorita così l’ossigenazione dei tessuti, è facilitato il drenaggio delle molecole infiammatorie, è stimolata l’eliminazione delle raccolte di liquido. Si assiste ad un rapido ed intenso effetto anti-infiammatorio ed antiedemigeno.

Effetto fototermico: Il laser provoca un aumento controllato della temperatura dei tessuti, induce una stimolazione della circolazione con conseguente aumento dell’apporto di ossigeno alle strutture sofferenti.

Grazie ai suoi effetti, il laser 1064 nm, come il Crystal Yag, permette quindi di ottenere validi risultati nel trattamento di piaghe da decubito consentendo di penetrare i tessuti in profondità (fino a 5 cm) somministrando grande energia senza avere un eccessivo innalzamento della temperatura e riattivando così il microcircolo compromesso dalla patologia.